CHE COS'È IL RAZZISMO?

di Tahar Ben Jelloun

 

Merièm chiede a suo padre che cosa sia il razzismo. Dal dialogo che ne scaturisce nasce un breve testo che, con un linguaggio il più semplice e chiaro possibile, affronta uno tra i problemi più scottanti della nostra società.

 

- Dimmi, babbo, cos'è il razzismo?

- Tra le cose che ci sono al mondo, il razzismo è la meglio distribuita. E' un comportamento piuttosto diffuso, comune a tutte le società tanto da diventare, ahimè, banale. Esso consiste nel manifestare diffidenza e poi disprezzo per le persone che hanno caratteristiche fisiche e culturali diverse dalle nostre.

- Quando dici "comune", vuoi dire "normale"?

- No. Non è perché un comportamento è corrente che può essere considerato normale. In generale l'essere umano ha tendenza a non amare qualcuno che è differente da lui, uno straniero, per esempio: è un comportamento vecchio come l'uomo; ed è universale. È così dappertutto.

- Se capita a tutti, anch'io potrei essere razzista!

- Intanto la natura spontanea dei bambini non è razzista. Un bambino non nasce razzista. E se i suoi genitori o i suoi familiari non gli hanno messo in testa delle idee razziste, non c'è ragione perché lo diventi. Se, per esempio, ti facessero credere che quelli che hanno la pelle bianca sono superiori a quelli che ce l'hanno nera, e se tu prendessi per oro colato quell'affermazione, potresti assumere un atteggiamento razzista nei confronti dei negri.

- Cosa vuoi dire essere superiori?

- Per esempio, credere che uno, per il fatto che ha la pelle bianca, è più intelligente di qualcuno che ha la pelle di un altro colore, nera o gialla. In altre parole, l'aspetto fisico del corpo umano, che ci differenzia l'uno dall'altro, non implica alcuna diseguaglianza.

- Credi che io potrei diventare razzista?

Diventarlo è possibile: tutto dipende dall'educazione che avrai ricevuto. […] Quando uno è turbato da un essere che non gli è familiare, allora può pensare di essere meglio di lui; prova un sentimento sia di superiorità sia d'inferiorità nei suoi riguardi, lo rifiuta, non vuole saperne di averlo come vicino, tanto meno come amico, semplicemente perché si tratta di qualcuno di diverso.

- Diverso?

- La diversità è il contrario della rassomiglianza, di ciò che è identico. La prima differenza evidente è quella del sesso. L'uomo è differente dalla donna. E viceversa. Ma quando si tratta di quel tipo di differenza, in generale, c'è attrazione. In altri casi, colui che chiamiamo diverso ha un altro colore di pelle rispetto a noi, parla un'altra lingua, cucina in altro modo, ha altri costumi, un'altra religione, altre abitudini di vita, di fare festa eccetera. Ci sono differenze che si manifestano attraverso l'aspetto fisico (la statura, il colore della pelle, i lineamenti del viso eccetera) e poi ci sono le differenze di comportamento, di mentalità, di credenze eccetera. [...J

- Dimmi, babbo, non ho ancora capito perché il razzismo esiste dappertutto.

- Nelle società antiche, cosiddette primitive, l'uomo aveva un comportamento simile a quello degli animali. L'uomo si comporta spesso come un animale. Un gatto comincia con la demarcazione del suo territorio. Se un altro gatto o un altro animale tenta di portargli via il suo cibo, o di infastidire i suoi piccoli, il gatto che si sente a casa sua si difende e protegge i suoi con tutte le unghie. L'uomo fa lo stesso. Gli piace avere la sua casa, la sua terra, i suoi beni e si batte per conservarli.

E questo è normale. Il razzista invece pensa sempre che lo straniero, chiunque sia, gli vuole portare via le sue cose. Allora ne diffida, senza riflettere, quasi per istinto. L'animale lotta solo se attaccato. Talvolta invece l'uomo aggredisce lo straniero anche quando questi non ha affatto l'intenzione di portargli via qualcosa.

-E tu trovi che questo sia comune a tutte le società?

-Comune, piuttosto diffuso, sì; normale, no. Da sempre l'uomo reagisce così. C'è la natura e poi c'è la cultura. In altre parole c'è il comportamento istintivo, senza riflessione, senza ragionamento, poi c'è il comportamento razionale, quello che deriva dall'educazione, dalla scuola e dal ragionamento. È ciò che si chiama cultura in contrapposizione alla natura. Con la cultura si impara a vivere insieme; si impara soprattutto che non siamo soli al mondo, che esistono altri popoli e altre tradizioni, altri modi di vivere che sono altrettanto validi dei nostri.

Proseguendo il dialogo con la figlia, Jelloun evidenzia alcuni atteggiamenti atti a favorire l'integrazione dei popoli.

-Imparare a conoscersi, a parlarsi, a ridere insieme: cercare di condividere i momenti di piacere, ma anche le pene, fare vedere che spesso si hanno le stesse preoccupazioni, gli stessi problemi, è questo che potrebbe fare regredire il razzismo. Anche viaggiare può essere un modo valido per conoscere meglio gli altri. Già Montaigne (1533-1592) incitava i suoi compatrioti a viaggiare per osservare le differenze. Per lui il viaggio era il mezzo migliore "per levigare e lucidare il nostro cervello contro quello degli altri". Conoscere gli altri per conoscere meglio se stessi. [...] Imparare a rispettare. Il rispetto è essenziale. D'altra parte la gente non pretende l'amore, ma di essere rispettata nella sua dignità umana. Rispettare vuol dire avere riguardo e considerazione. Vuol dire sapere ascoltare. Lo straniero non reclama amore e amicizia, ma rispetto. L'amore e l'amicizia possono venire dopo, quando ci si conosce meglio e ci si apprezza. Ma in partenza non bisogna avere alcun giudizio preconcetto. In altre parole, nessun pregiudizio. Invece il razzismo si sviluppa grazie alle idee preconcette sui popoli e sulle loro culture. Ti do altri esempi di generalizzazioni stupide: gli scozzesi sono avari, i belgi non sono troppo furbi; gli zingari sono ladri; gli asiatici sono sornioni eccetera. Qualsiasi generalizzazione è imbecille e fonte di errori. È per questo che non bisogna mai dire "Gli arabi sono questo o quello; i francesi sono così o cosà…" eccetera. Il razzista è proprio colui che generalizza partendo da un caso particolare. Se è stato derubato da un arabo, ne trarrà la conclusione che tutti gli arabi sono ladri. Rispettare gli altri vuole dire avere riguardo per la giustizia.

 

 

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